Campotondo, bellissima realtà toscana

Un carissimo amico mi ha regalato un bottiglia di vino della cantina Campotondo, piccola azienda di Campiglia D’Orcia, frazione del Comune di Castiglione d’Orcia, nella provincia di Siena, grazioso borgo che sorge su un rilievo di rocce calcaree ai piedi dell’Amiata nel cuore della Val D’Orcia.

Nata negli anni 2000 è la prima azienda vitivinicola del Comune senese, nonostante quest’ultimo sia caratterizzato da una memoria di forte tradizione vitivinicola di contadini che per secoli hanno prodotto vini “di montagna”. La storia di questa Azienda famigliare è la storia di generazioni di agricoltori che hanno stretto con la terra legami antichi e indissolubili. Solo tre persone dietro questa stupenda realtà Toscana: Paolo, la moglie Sabrina e la figlia Elena.

La superficie vitata è di 2,5 ha, dei quali principalmente troviamo il Sangiovese, ma anche il Colorino, vitigno autoctono dal carattere audace e intrigante, e alcuni filari di Merlot e Chardonnay.

Una particolarità dei vigneti dell’azienda è la loro coltivazione ad alberello. La scelta di questo sistema di allevamento tipico delle isole, è frutto di accurate ricerche storiche sul territorio da parte dei proprietari. Infatti nelle zone limitrofe all’Azienda, molti antichi vigneti venivano detti “franzosi” o “francesi”, non tanto per le varietà coltivate che di fatto erano autoctone, ma quanto per il sistema di allevamento: il gobelet. Alle pendici del Monte Amiata veniva privilegiata un’architettura della vite dal fusto basso e con le uve vicine alla terra affinché ne ricevessero il riverbero del calore, raggiungendo così maturazioni sufficienti anche in quota. A partire da questa tradizione, ormai in disuso, Paolo ha ricreato la sua forma di alberello allevato in parete con due branche da cui si sviluppano i capi a frutto. L’alberello richiede grande artigianalità e dedizione dal momento che tutte le principali operazioni colturali devono essere svolte manualmente. I vigneti di Campotondo hanno una densità di impianto di 5.200 ceppi/ha e sono unicamente allevati con questo sistema che permette di ottenere grandi concentrazioni vista la ridotta distanza tra la radice e il frutto e la bassa resa delle viti, oltre che, come già accennato, maturazioni fenoliche soddisfacenti grazie alla vicinanza con la terra da cui le uve traggono direttamente calore.

Anche i suoli su cui sorgono i vigneti sono molto particolari. Questi raccontano pagine di una storia millenaria scandita dalla lenta evoluzione geologica che ha modellato il paesaggio e il territorio. Due i fattori determinanti: la presenza di un bacino marino che copriva la Val d’Orcia tra 4,5 e 2,5 milioni di anni fa, le cui tracce restano nei depositi di sabbia e argille, e i 100.000 anni di attività vulcanica del Monte Amiata testimoniati dalla presenza di varie tipologie di rocce magmatiche. I suoli di questi vigneti hanno un ricco scheletro minerale costituito da argilla, limo e sabbia, impastati tra loro in uguali proporzioni.

Dopo questo breve excursus sull’Azienda, vi racconto l’assaggio del Banditone 2010. Uve 90% Sangiovese, 10% Merlot e Colorino. Al naso la sua complessità si declina in note di frutta matura a polpa rossa, nuance speziate e leggermente tostate; sensazione di freschezza data da una bella nota balsamica che ricorda la salvia selvatica e la mentuccia. Al palato l’impatto tannico è importante ma la spalla acida lo rende un vino dalla grande bevibilità.

Pubblicato da Niccolò Marco Mancini

Abruzzese classe ’91. Dottore Agronomo e Forestale formato e abilitato presso l’Università Degli Studi di Firenze. Appassionato del mondo del vino in tutti i suoi aspetti. Collabora con il sito Agraria.org e la rivista TerrAmica per la redazione di articoli divulgativi. Ormai da diversi anni giornalista freelance in eventi, fiere, anteprime, presentazioni e mostre in tutta Italia per raccontare e divulgare notizie e storie inerenti al vino, cantine, aziende e produttori.

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