Le cover crops in vigna, cosa sono?

In agricoltura, le colture di copertura, o cover crops, sono piante che vengono seminate con lo scopo, non di essere raccolte, ma di coprire il suolo. Le colture di copertura hanno lo scopo, da un lato, di diminuire l’ erosione del suolo, le infestanti , i parassiti , le malattie, e dall’altro di aumentare la fertilità e qualità del suolo, la provvigione d’acqua, la biodiversità e la fauna selvatica di un agroecosistema, ovvero un sistema ecologico gestito e modellato dall’uomo con l’attività agricola.

Di solito in vigna si fa uso delle cover crops tra i vari filari, perché così, oltre ai motivi già elencati, si evita di lasciare il terreno nudo. Con quest’ultimo infatti si perde l’occasione di convertire l’energia solare in sostanza organica. In questo modo non si alimenta la rete trofica presente nel suolo e sulla sua superficie e, inevitabilmente, si perde biodiversità. Inoltre, si permette (quando piove) sia agli elementi nutritivi solubili di essere lisciviati e sia l’erosione del suolo; entrambi fenomeni che riducono la fertilità del terreno. Quando il terreno lasciato “a riposo” è stato preventivamente lavorato in profondità o addirittura arato, gli effetti negativi descritti si amplificano. Inoltre, si aggiungono quelli derivanti dall’ossigenazione eccessiva provocata dall’esposizione del terreno all’aria che conduce a una rapida degradazione della sostanza organica. È quindi evidente che lasciare nudo il terreno, cioè privo di vegetazione, è uno spreco di risorse.

In caso di regime sodivo, caratterizzato da assenza di periodici rovesciamenti degli strati, le colture di copertura, soprattutto se dotate di apparato radicale fittonante, svolgono un’importante azione di decompattamento. Ad essa si affianca un deciso miglioramento della struttura del suolo e un aumento del contenuto di sostanza organica del terreno.

Le cover crops sono anche definite catch crops, cioè “colture da cattura”, a seconda se nell’intento dell’agricoltore prevale l’idea di proteggere il terreno dall’erosione o evitare la perdita di nutrienti per lisciviazione. In realtà le due azioni non sono disgiungibili e per perseguire l’una si consegue, in qualche misura, anche l’altra. Una cover crop è anche definita una “coltura da sovescio”, cioè una coltura destinata a essere interrata, che, come già detto, non dà origine a una produzione. Al termine del suo ciclo non sempre la cover crop è interrata e per questo il termine “sovescio” è poco calzante. La vegetazione, infatti, può essere disseccata chimicamente e poi trinciata meccanicamente, o solo trinciata con i comuni trinciastocchi o con un roller crimper. Le “colture di copertura” consentono, in un periodo di non coltivazione, di intercettare la radiazione solare e catturare gli elementi nutritivi migliorando l’efficienza dell’ecosistema: un ecosistema efficiente richiede meno input per produrre, ossia permette di ridurre i costi di coltivazione. L’introduzione nel ciclo produttivo di questa coltura contribuisce quindi a migliorare la sostenibilità del processo produttivo perché consente di utilizzare le potenzialità dell’ecosistema a favore della produzione. Un perfetto esempio di operazioni volte ad un’agricoltura sostenibile.

Le cover crops possono essere coltivate sfruttando la fertilità residua della coltura precedente, o anticipando alcuni interventi di concimazione e di lavorazione del terreno destinati alla coltura principale in modo che ne possano beneficiare entrambe.

Si utilizzano specie microterme nel periodo invernale, in attesa della semina di una coltura a ciclo estivo, o macroterme per il periodo estivo, in attesa della semina di una coltura a ciclo invernale. La semina estiva andrebbe condotta con seminatrici dotate di organi di lavorazione passivi per una blanda lavorazione contestuale alla semina, o con seminatrici da sodo perché vi è la necessità di coprire bene il seme e di metterlo a contatto con l’umidità residua presente nel terreno. Può essere utile eseguire una leggera lavorazione delle stoppie estiva con il triplice scopo di: preservare le risorse idriche del terreno, interrompendone la risalita per capillarità, favorire la degradazione del residuo, miscelandolo col suolo, ripulire la superficie dalle infestanti.
La specie va scelta a seconda dell’azione che si vuole privilegiare e della stagione.

  • Le Poacee (o graminacee) hanno una forte capacità di intercettare i composti azotati, sono dotate inoltre di un apparato radicale superficiale, fascicolato, di norma molto esteso, con buona capacità antierosiva. Le Leguminose incrementano la dotazione di azoto del terreno, forniscono sostanza organica di più rapida decomposizione grazie proprio al maggior contenuto di azoto, sono, per contro, meno efficaci nell’azione di cattura dei nitrati liberati nel suolo. Il loro apparato radicale, fittonante, lavora bene il suolo anche in profondità. Per questo vengono spesso utilizzate nella gestione conservativa del terreno.
  • Le Brassicacee (o crucifere) possono aiutare a contenere lo sviluppo di nematodi (ed altri patogeni edafici) in quanto nella loro decomposizione liberano iso-tiocianato. In questo caso, se si vuole massimizzare l’azione biocida, è necessario ricorrere però all’interramento superficiale dell’intera pianta (15-20 cm), secondo la tecnica del sovescio.
  • la Phacelia, appartenente alla famiglia delle Boraginaceae, molto usata per il suo rapido sviluppo, l’azione di cattura e perché pianta mellifera, forte produttrice di nettare, prerogativa comune anche alle leguminose.
  • L’uso di miscugli, perché consente di mediare fra le azioni svolte dalle diverse specie. In questo caso però non è facile tarare le seminatrici o le macchine utilizzate per la semina.

Pubblicato da Niccolò Marco Mancini

Abruzzese classe ’91. Dottore Agronomo e Forestale formato e abilitato presso l’Università Degli Studi di Firenze. Appassionato del mondo del vino in tutti i suoi aspetti. Collabora con il sito Agraria.org e la rivista TerrAmica per la redazione di articoli divulgativi. Ormai da diversi anni giornalista freelance in eventi, fiere, anteprime, presentazioni e mostre in tutta Italia per raccontare e divulgare notizie e storie inerenti al vino, cantine, aziende e produttori.

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